Falcon


CHI SIAMO

Falcon Advice è una società di diritto Emiratina, opera negli UAE e assiste gli imprenditori Italiani che intendono trasferire i propri interessi economici.

Lo Staff di Falcon Advice è Italiano lavora e vive negli emirati arabi e si occupa principalmente della costituzione di società di diritto Emiratine, anche senza l’intervento di un socio locale.

Forniamo un servizio chiavi in mano ai clienti, analizzando le loro necessità e dandogli l’opportunità di accedere alle FreeZone, aree completamente defiscalizzate.

Gli emirati arabi non sono solo Dubai ed Abu-Dhabi, ma esistono altre location meno costose, meno inflazionate che possono garantire al cliente un alto grado di indice di performance.

Se sei un’imprenditore, un padre di famiglia o semplicemente vuoi cambiare la tua vita, salvaguardando i tuoi capitali e i tuoi risparmi, questa è la tua occasione.

Diventa anche tu un Top Player, entra a far parte di una società dove non esiste criminalità, dove il sistema fiscale tutela i tuoi soldi, fallo per te, per la tua attività, fallo per i tuoi figli.

Falcon Advice è la risposta concreta alle esigenze attuali degli imprenditori Italiani, che per motivi di sopravvivenza sia aziendale, nonché famigliare cercano una nuova MADE dove lavorare o semplicemente vivere serenamente.

L’azienda è un ponte tra il mercato Emiratino e quello Italiano, una risorsa tangibile a chiunque necessiti di un’assistenza burocratica e fiscale a 360 gradi.

Chi sceglie Falcon Advice lo fa con la certezza di raggiungere il proprio risultato con tempistiche ben delineate lasciandosi alle spalle incertezze e sbagli.

Ti aspettiamo negli Emirati Arabi Uniti.

MISSION

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FREEZONE

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PERCHE’ UAE

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MADE IN ITALY

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START UP

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SITUAZIONE ITALIANA

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MISSION

Il nostro compito è quello di minimizzare i rischi e le tempistiche di realizzazione dei tuoi progetti, assistendo il tuo percorso in tutta la fase transitiva, fornendo un sostegno integrale.

Il supporto globale in materia giuridica, fiscale e commerciale è a disposizione della clientela determinata a raggiungere i propri obiettivi.

Le necessità sono spesso differenti, ma hanno un denominatore comune, pertanto cuciamo un vestito su misura al cliente, convergendo su quattro prestazioni indispensabili a chiunque intenda intraprendere un percorso negli UAE:

COSTITUZIONE SOCIETÀ

APERTURA CONTO CORRENTE

VISTO

INVESTIMENTI


FREE ZONE

Nel 1971 venne istituita l’unione politica degli UAE (Emirati Arabi Uniti), e nel 1985 vengono fondate le FreeZone vere e proprie zone franche pensate per incentivare e agevolare l’insediamento di capitale estero.

La motivazione è semplice, da sempre gli sceicchi hanno manifestato il desiderio di creare un Network, aree completamente defiscalizzate dove imprenditori e culture variegate portassero il loro benessere e il loro Know-How.

Negli Emirati Arabi Uniti esistono più di 40 FreeZone, create per soddisfare le esigenze specifiche di ogni imprenditore, dai reparti di produzione, alla logistica, agli studi professionali.

Le FreeZone degli UAE non sono altro che il punto d’incontro tra molteplici tipologie di Business che qui trovano la loro convergenza, sia in materia logistica sia in materia fiscale.

In queste aree privilegiate niente viene lasciato al caso, utenze, uffici, acqua, risorse umane, addirittura il parcheggio dell’auto, tutto viene analizzato e creato per soddisfare e accogliere l’imprenditore.

Le principale regole delle UAE FreeZone sono:
– Proprietà della società al 100%.
– Rimpatrio dei capitali.
– Zero tasse societarie.
– Zero tasse personali.
– Zero Iva.
– Zero tasse sull’importo-export.
– Office center a disposizione.
– Grande disponibilità d’acqua.
– Basso conto dell’energia.
– Basso consto delle risorse umane.
– Possibilità di assunzione personale estero.
– Parcheggio personale.

Quali sono le UAE FreeZone:

Free Zone a Dubai
– Dubai Airport Free Zone
– Dubai Auto Zone
– Dubai Cars and Automotive Zone
– Dubai Design District
– Dubai Flower Centre
– Dubai Gold and Diamond Park
– Dubai Healthcare City
– Dubai Industrial City
– Dubai International Academic City
– Dubai International Financial Centre
– Dubai Internet City
– Dubai Knowledge Park
– Dubai Logistics City
– Dubai Maritime City Authority
– Dubai Media City
– Dubai Multi Commodities Centre
– Dubai Outsource Zone
– Dubai Science Park
– Dubai Silicon Oasis
– Dubai Studio City
– Dubai Techno Park (nuovo nome: National Industries Complex)
– Dubai Textile City
– Energy and Environment Park
– International Humanitarian City
– Jebel Ali Free Zone Authority
– Jumeirah Lakes Towers Free Zone
– Dubai Production City
Free Zone ad Abu Dhabi
– Abu Dhabi Airport Business City
– Abu Dhabi Global Market
– Abu Dhabi Ports Company
– ZonesCorp
– Industrial City of Abu Dhabi
– Masdar City
– TwoFour54
– Free Zone a Sharjah
Hamriya Free Zone Authority
– Sharjah Airport Free Zone Authority
– USA Regional Trade Center Free Zone
Free Zone a Fujairah
– Creative City Fujairah
– Fujairah Free Zone Authority
Free zone a Ras Al Khaimah
– RAK Investment Authority Free Zone
– RAK Maritime City
– Ras Al Khaimah Free Trade Zone
– Ras Al Khaimah Media Free Zone
Free Zone ad Ajman e Umm Al Quwain
Entrambi questi emirati hanno un’unica Free Zone: Ajman Free Zone Authority e Umm Al Quwain Free Zone Authority

PERCHE' UAE

Spesso gli investitori sopratutto quelli Italiani sottovalutano gli aspetti FONDAMENTALI inerenti la possibile valutazione di un trasferimento sia societario sia personale/famigliare in un determinato paese.

 

Assodata la parentesi fiscale che viene riportata nell’area FREE ZONE, dove risulta inequivocabilmente lampante anche agli occhi dei meno esperti l’incentivo fiscale degli Emirati Arabi Uniti, sotto riportiamo alcuni aspetti basilari per chiunque valuti gli UAE come Made.

 

Valuta lo stile di vita:

Cambiare lavoro, stravolgere la propria Made deve avere come punto principale migliorare il proprio stile di vita. Possiamo affermare con assoluta certezza che gli UAE hanno fatto di questo punto un perno fondamentale. Vivere una vita agevolata in tutto e per tutto, trascorrere la quotidianità in un sistema tale dove non esistono incognite e dove le problematiche vengono risolte in tempi fulminei.

 

Tutela dell’individuo:

In questo paese in primis il singolo viene tutelato, essendo in possesso di tutti i requisiti fondamentali per risiedere negli UAE di conseguenza, viene data una garanzia da parte del paese, fornendo assistenza, privacy e assicurano una continuità politico legislativa indirizzata al sviluppo e al progresso della comunità.

 

Criminalità ZERO:

Forse sembra impensabile ma il tasso di criminalità riscontrato nelle principali città degli UAE è pari al 5%, praticamente inesistente. L’attenta cernita dei richiedenti cittadinanza unito al straordinario lavoro delle forze governative e private hanno permesso a questo splendido paese di raggiungere l’ennesimo primato in termini di civiltà.

 

Collegamenti & logistica:

Gli UAE hanno fatto della logistica è il trasporto una vera e propria mission. Oltre alle infrastrutture perfettamente funzionanti ed efficientissime come strade a sei corsie, tram, metropolitane, monorotaie e un servizio Taxi unico al mondo, segnaliamo l’aeroporto di Dubai come il principale scalo mondiale a livello di traffico passeggeri, che entro il 2015 nel terminal di Al Maktoum vedrà circa 160 milioni di utenti. Inoltre segnaliamo i porti commerciali di Port Rashid e Jebel Ali. Jebel Ali è il più grande porto artificiale del mondo.

 

Costo della vita:

Certamente gli UAE non sono la location dove ci si aspetta di poter arrivare con la “valigia di cartone” e che il costo della vita sia quello dei paesi centro Africani. Se però paragoniamo la spesa Italiana a quello degli Emirati notiamo subito delle differente, tra cui:

  • Acqua, luce, energia elettrica le utenze in generale sono una spesa irrisoria.
  • Il Gas non viene utilizzato per ovvi motivi climatici.
  • Il costo dei trasporti paragonato a quello italiano viene dimezzato.
  • Fare la spesa costa meno che in Italia dipende dai prodotti.

Questi alcuni tra gli aspetti più interessanti, la cosa che però dobbiamo calcolare è l’assicurazione sanitaria mensile, che essendo privata ha un costo base di circa 150€ al mese.

Sostanzialmente la differenza principale è che rispetto agli altri paesi negli UAE paghi ma hai in cambio delle prestazioni chiare qualunque esse siano, con delle tempistiche certe, nel resto del mondo paghi, ma è l’inizio di un concatenarsi di scuse, problemi, ritardi il tutto per non fornire la prestazione acquistata.

 

Scuole e Università:

Negli Emirati Arabi Uniti giustamente si pensa che il futuro siano i figli, pertanto scuole e università ricoprono un ruolo fondamentale. La scolarizzazione per gli espatriati è privata, quindi è a pagamento, ha dei costi considerevoli in base alla tipologia d’indirizzo. Spesso gli istituti non hanno scopo di lucro pur essendo privati, quindi reinvestono la retta nelle strutture scolastiche o negli studenti stessi. Sono stati istituiti anche dei ministri specifici a tutela della prole, come quello della Felicità.

 

Popolazione multietnica:

Nelle città dell’Emiro solo il 20% è “Local” il restante 80% proviene da altri paesi. Qui culture, religioni, festività, cibi e tradizioni convivono in perfetta armonia, tant’è che è stato istituito un ministero specifico a tutela delle varie popolazioni, il ministero della Tolleranza.

 

Richiesta di decoro:

Uno degli aspetti più importanti nelle città Emiratine è la decenza e il rispetto, caratteristiche assai sottovalutate nella società attuale. Pulizia e rispetto, dell’individuo e di tutto il suolo dell’Emiro, sono requisiti fondamentali per risiedere. Oltretutto tutti i richiedenti residenza sono invitati a sottoporsi a delle analisi specifiche, essenziali per debellare il rischio di malattie gravi.

Privacy e discrezione inoltre sono tutelate penalmente.


MADE IN ITALY

Solo nel 2017, sono stati registrati circa 300 imprenditori arabi a caccia di Made in Italy lungo tre direttrici specifiche: infrastrutture, turismo ed energie rinnovabili. E’ aumentato ancora l’interscambio tra Italia e Paesi dell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa) che nei primi 6 mesi del 2017 si è attestato a quota 25 miliardi di euro e che per un quinto, parte da – o arriva in – Lombardia.

 

Non sorprende, dunque, che si sia tenuto a Milano il 1° Business Forum italo-arabo, organizzato in collaborazione con Promos – Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, Unione delle Camere di Commercio Arabe e il contributo di Banca Intesa.

 

Khalid al-Rumaihi, Ceo di Edb, l’ente per lo sviluppo economico del Bahrain ha annunciato la nascita di un nuovo fondo di venture capital da 100 milioni di dollari da investire in società innovative e start-up “tecniche”. Tentativi di sviluppare un’economia post-petrolio dando spazio alla diversificazione. Una richiesta di collaborazione tra Pmi europee e locali: investimenti e opportunità di mercato in cambio di tecnologia e know-how.

 

L’alleanza possibile Italia-mondo arabo

«Il business forum – ha dichiarato il ministro degli esteri Angelino Alfano – ha rappresentato un’occasione importante per riaffermare l’importanza strategica che l’Italia attribuisce ai Paesi arabi. Tra 2009 e 2015 il nostro export verso l’Arabia Saudita è aumentato del 112%, quello verso gli Emirati Uniti del 64%, verso il Bahrein del 22 %».

Lo ha ribadito anche il ministro del Commercio, Industria e Turismo del Bahrein Zayed R. Alzayani (Fonte “Il Sole 24Ore”): «Riteniamo che esista un potenziale per le joint venture in settori come il turismo e l’Ict. Abbiamo varato riforme che aboliscono il requisito minimo di capitale per le start-up e abbiamo corsie preferenziali di business tra Bahrain e Arabia saudita».

 

Appare al quanto palese facendo un analisi macro-economiche che il futuro delle imprese Italiane e del Made sia l’export. Nell’area del UAE troviamo veri e propri FAN del made in Italy, dove viene ricercato e apprezzato.


START UP

É diventata una parola comunemente usata, la “Start-Up” cioè una neo impresa, di solito appena costituita, nella quale vi sono processi organizzativi in corso, in fase di delineamento.

 

Esistono “Start-Up” di ogni settore, spesso accomunate da una governance giovane, lungimirante ed ambiziosa.

 

La “Stat-Up” cioè l’avvio dell’impresa, prevede quindi tutte le spese relative alla costituzione della società e agli investimenti strutturali (arredamento degli uffici, impianti, macchinari, ecc.), gli stipendi, l’eventuale cauzione per l’affitto, le spese relative al materiale di consumo e l’indicazione del capitale proprio; in questo modo l’imprenditore ha un quadro chiaro dello scenario finanziario relativo ai mesi successivi e della sua capacità di remunerare il capitale investito.

 

Ecco ora immaginatevi una Made nella quale le “Star-Up” possono avere una interazione tra loro, dove vengono suddivise in settori e la maggior parte degli aspetti sopracitati sono già a disposizione dell’impresa.

 

Queste location sono le Free-Zone dove l’imprenditore trova un terreno fertile per sviluppare le proprie idee, sapendo fin dall’inizio i costi CERTI in ambito fiscale, strutturale e logistico.


SITUAZIONE ITALIANA

In Italia si sta verificando ormai un’autentica diaspora che coinvolge pensionati, imprenditori e giovani ragazzi. Proviamo a fare un focus su questo fenomeno che è caratterizzato da una dimensione progressivamente in crescita, questo soprattutto per l’oggettiva incertezza che delinea ormai vivere, lavorare e fare impresa in Italia. Riportiamo alcuni dati che ci confermano la presenza di una consistente quota della popolazione italiana all’estero, nello specifico stando alle iscrizioni dell’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero, vi sono oltre 4,3 milioni di nostri connazionali, rappresentativi del 7% della popolazione, che vivono in altri Paesi. Circa il 55% di essi ha scelto l’Europa continentale, quindi un Paese geograficamente non molto distante dall’Italia, un 40% ha preferito le Americhe, tanto il Nord quanto il Sud, ed infine il rimanente 5% nel resto del mondo. E’ significativo conoscere come circa il 10% della popolazione degli italiani residenti all’estero siano pensionati, stiamo parlando di oltre 470 mila persone che hanno un’età superiore ai 60 anni. Le più grandi comunità di italiani all’estero le potete trovare rispettivamente in Argentina, Germania e Svizzera, mentre le regioni che hanno prodotto il maggior numero di emigrati sono le regioni meridionali, con in testa la Sicilia seguita a ruota da Campania e Calabria. Quale luce verde fa scattare il desiderio di trasferirsi per sempre in un altro Paese? Le motivazioni sono grosso modo riconducibili al declino che caratterizza il nostro Paese in senso globale.

Chi parte e abbandona l’Italia è ormai consapevole di come questa nazione non rappresenti più per antonomasia il Bel Paese, con una classe politica allo sbando, un’economia decadente priva di leadership, una tassazione vessatoria ormai fuori controllo e una burocrazia insopportabile. A fianco di questi argomenti che tutti quanto noi condividiamo si è andato ad aggiungere anche la percezione di un futuro sempre più cupo, il degrado culturale ed una disonestà ormai dilagante in tutti i settori vitali del Paese. Chi sono gli italiani che decidono di abbandonare il Titanic Italia? Li possiamo dividere in tre grandi categorie:

 

La prima fra tutti quella dei pensionati, persone anziane che devono scontrarsi con un costo della vita costantemente in crescita, con una perdita di potere d’acquisto e la consapevolezza che abbandonare il Paese per andare a vivere in località più accoglienti sia dal punto di vista climatico che dal punto di vista economico rappresenta ormai una scelta obbligata, l’unica soluzione per sopravvivere ed evitare di morire in povertà.

 

La seconda categoria di italiani che emigrano è rappresentata dagli imprenditori nel senso lato del termine, sono tanto professionisti quanto rappresentanti di piccole e medie imprese che decidono di delocalizzare la propria attività trascinandosi la famiglia ed i figli con un unico mantra mentale, “ovunque, ma via dall’Italia”. Questi soggetti prediligono Paesi invece che offrono il cosiddetto marketing fiscale, ovvero una serie di incentivi soprattutto fiscali molto invitanti per spingere l’imprenditore italiano a chiudere la propria attività e trasferirla fisicamente nel nuovo Paese in questione.

 

Infine diamo uno sguardo sulla consistenza e composizione della terza categoria di italiani che decidono di abbandonare l’Italia, che è composta da giovani laureati e giovani coppie appena sposate le quali percepiscono un consistente ridimensionamento della qualità e dello stile di vita, si rendono conto della contrazione del mercato del lavoro e delle sue conseguenti minori opportunità occupazionali e magari hanno una prole molto giovane che consente loro di scegliere di abbandonare il Paese senza per questo generare un trauma adolescenziale ai propri figli.

 

Mollare tutto per trasferirsi in un altro Paese presuppone anche delle criticità, e come cita simpaticamente il detto inglese “life is not always strawberries and cream” (la vita non è sempre panna e fragole), non è detto che abbandonando un inferno come l’Italia si approdi magicamente in un qualche paradiso.

 

L’italiano medio è abituato ad essere coperto a 360 gradi su tutto e per tutto, nel momento in cui si abbandona l’Italia questo tipo di protezione viene perduta. Per questo non è solo vivamente consigliato, ma in alcuni Paesi addirittura obbligatorio, stipulare una copertura sanitaria privata per far fronte alle proprie future esigenze. Non esiste in estrema sintesi nessun paradiso fuori dall’Italia, esistono Paesi che a fronte delle singole personalità e soggettività possono proporre delle aspettative di vita migliore per determinati ambiti e senza eccellere in termini assoluti su tutti gli altri Paesi: pertanto lo spirito di adattamento rappresenta una delle principali virtù da possedere qualora si decida di intraprendere questo nuovo percorso di vita.

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